L’Arbitro


“Tutto quello che so sulla moralità e sui doveri degli uomini, lo devo al calcio”, Albert Camus, celebre scrittore francese dedicava queste parole d’ amore al calcio e in modo simile, un altro intellettuale come Pier Paolo Pasolini diceva “Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. E’ rito nel fondo, anche se è evasione”. Due grandi menti del 900’ vedevano la poesia e la sacralità nel gioco del pallone, non solo 22 giocatori che sudano e si battono per infilare una sfera dentro una rete ma uomini che in campo riversano la propria esistenza e dal campo ricavano lezioni di saggezza.
Il film di cui voglio parlarvi è L’ Arbitro, per la regia di Paolo Zucca, il quale si inserisce in questo filone di opere che legano lo sport e la vita, usando stavolta lo strumento della commedia. Alla fine della proiezione non ho potuto che pensare alla frase di Arrigo sacchi, mitico allenatore del Milan, “il calcio è la cosa più importante delle cose non importanti”.
Dopo la vittoria del David nel 2009 per il corto dal titolo omonimo il regista sardo ripropone, estendendola e potenziandola, la stessa storia di amore, calcio, potere, sino a farla durare 90 minuti, il tempo di una partita di calcio.
Il Montecrastu è la squadra più forte del girone, mentre i Cuginastri dell’ Atleticio Pabarile, la più scarsa della terza categoria sarda, ogni domenica rimedia figurecce e goleade. Un bel giorno torna all’ovile Matzutzi (Jacopo Cullin), una sorta di Maradona (o di Aristoteles di banfiana memoria) e la musica cambia definitivamente. In contemporanea L’ arbitro Cruciani ( Stefano Accorsi ) partita dopo partita scala le gerarchie del mondo arbitrale ambendo al fischietto d’oro, ma anche la sua parabola è destinata ad una piega inattesa. A Tutto ciò si aggiunge una storia di amore, una faida familiare e la vita di un paesino della Sardegna, unico eppure così simile a tanti altri.
Nel cast sono presenti diverse figure di spicco del cinema e della televisione Sarda ed Italia, “ Top Player “ che vanno da Stefano Accorsi a Geppi Ciucciari, Da Benito Urgu a Francesco Pannofino, tuttavia il vero valore aggiunto per la pellicola sono i comprimari, i ricercatissimi caratteristi che nella loro raffigurazione grottesca ed eccessiva non possono che ricordare i personaggi che abitano in ogni paese, quelli che hanno un soprannome di cui nessuno più ricorda l’ origine e protagonisti di racconti di vita a cavallo tra storia e leggenda.
Film atipico nel panorama cinematografico sardo in cui la fanno da padrone rappresentazioni cupe, silenziose e aspre, come se i film specchiassero le zone inospitali e arcigne dell’ Isola. L’ arbitro al contrario è una commedia del grottesco ricca di trovate geniali e raffinate come il capretto crocifisso negli spalti o la vecchietta vestita di nero che fa invasione di campo per picchiare il direttore di gara. Il registro comico riesce nell’impresa miracolosa di restare sempre elevato, senza scadere nel trash o nell’infimo, anzi talvolta innalzandosi sino a strizzare l’ occhio a maestri come Fellini e Leone. Tracce del primo si evincono dai toni burleschi e malinconici con i quali vengono rappresentati gli abitanti del paese tanto da ricordare film come “ Amacord”; chiaro esempio è la sequenza in cui un calciatore si presenta in sella ad un cavallo al bar della squadra avversaria. Da punto di vista tecnico Zucca dirige con una grazia rara in un regista agli esordi e grazie ad una fotografia in bianco e nero potente catapulta lo spettatore in un microcosmo che sembra lontano da ogni tempo eppure così familiare.
L’ approccio epico- Leoniano affiora in sontuosi ritratti in primo piano dei singoli paesani-calciatori, con una intensità che rievoca lo stile elevato dei duelli western del maestro, come se il campo di calcio fosse l’ arena in cui si battono i rivali non solo per i 3 punti, bensì per qualcosa di più e necessario.
L’arbitro è film capace di raccontare i sentimenti popolari che possano girare attorno al calcio, vissuto dagli italiani come una questione sociale se non addirittura etica, e riesce a farlo incastrando episodi amorosi, cadute morali, storie di rancori personali, conflitti di classe e tanta altra “vita reale”, la vita di tanti, la vita di noi. Tutto dentro ed attorno ad un campo di pallone.
Il calcio è l’arte di comprimere la storia universale in 90 minuti. (George Bernard Shaw)

Pubblicato da Luca Corona

Ecco un'altro spazio in cui si parla di cinema. Siamo nell'epoca in cui ognuno si sente libero di esprimere la propria opinione, sferrare accese critiche nei confronti di tutto ciò che è pubblico. Probabile che anch'io possa essere inquadrato in questa categoria, tuttavia, l'intenzione di questo blog è semplicemente quella di condividere la mia passione con chiunque nutra il mio stesso amore per il Cinema. Si parlará e straparlerá di pellicole, senza confini e senza spocchia. Riflessioni da parte di un ragazzo che ama da sempre e per sempre la settima arte.

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