L’ambizione ha gli occhi di bronzo, che mai il sentimento ha inumiditi.
(Friedrich Schiller)
Daniel Plainview è un cercatore d’argento che alla fine dell’800 trova il petrolio nell’Ovest degli Stati Uniti. Accumula progressivamente una grandissima ricchezza , anche grazie alla presenza del suo unico figlio che funge da strumento per convincere i contadini a cedere i propri terreni. Incontrerà poi un giovane predicatore che dapprima lo conduce in una terra ricca di risorse, e poi , sorpreso e intimorito da un troppo veloce arrivo della modernità, si contrapporrà al pioniere , pilotando la comunità contro di lui. La vita di Plainview subisce una brusca svolta quando il figlio diviene sordo in seguito ad un’ incidente in un pozzo di petrolio. Sarà la genesi di una spirale involutiva verso gli abissi della solitudine e della misantropia. Il regista Paul Thomas Anderson pone la lente d’ ingrandimento sul dogma della competizione e mostra con sguardo lucido e scrupoloso il pericolo insito dietro una cinica aspirazione . Un viaggio dentro il lato oscuro del capitalismo tra fango , petrolio , lacrime e sangue .
Un uomo, la sua fatica, la sua ambizione , la sua solitudine.
Nella prima potente scena del “il petroliere “ vengono date le principale direttrici simboliche della storia ; siamo nel 1898 e vediamo Plainview armato di qualche rudimentale strumento abbattersi contro la nuda terra alla ricerca della fortuna , accompagnato dalla sua irrefrenabile ambizione . Emblematico il fatto che sia completamente solo e abbandonato, quasi a preparare lo spettatore alle due parabole che caratterizzeranno il resto della pellicola : quella ascendente della scalata al potere e alla ricchezza , e quella discendente dei rapporti umani e della sorte della sua umanità.
“ Io sento la competizione in me. Non voglio che gli altri riescano. Odio la maggior parte delle persone”
Da queste parole tratte da un passo del film si può efficacemente evincere lo spirito dell’uomo al centro della vicenda : Il petroliere , Impersonato da uno strabiliante Daniel Day -Lewis ( uno dei più grandi attori viventi ) . Siamo di fronte al perfetto capitalista , intelligente , scaltro , abile e senza scrupoli e in quanto tale è chiaro sin da subito che non potrà che dominare ogni trattativa , schiacciare i rivali e innalzarsi nella sconfinata e preponderante natura come unico sovrano. Tuttavia, contemporaneamente alle sue conquiste vi sarà un progressivo distacco dalla realtà umana circostante , specialmente dal momento in cui il figlio diventa sordo e decide di separarsene , strappando violentemente l’ultimo legame che mantenesse in vita un piccolo barlume d’umanità. Oltre a ciò ,ad aumentare la frattura emotiva del protagonista è l ‘ assenza di figure di supporto femminili ; mancanza che viene simbolicamente colmata dalla terra . Bramata , toccata e infine posseduta , come fosse un corpo femminile.
“Io sono un falso profeta. Dio è una superstizione “
Alter ego del capitalista è un predicatore dando vita ad un testa a testa che non deve essere visto come uno scontro tra bene e male , tra virtù e peccato .Sono due facce della stessa medaglia , perché Il servitore di Dio ( un Paul Dano che non teme il confronto , anche fisico con il mostro sacro Daniel Day- Lewis ), è un falso profeta, un impostore , ricolmo di una cinica brama di potere . A muoverlo vi è la stessa vena competitiva che lo induce a strumentalizzare i poveri ed ignoranti contadini con il timore di Dio e le sue innate capacità comunicative. Il legame tra economia e religione emerge con molta forza dalla pellicola , ma ad essere messe in luce sono le derive morali a cui possono giungere questi pilastri fondamentali della società . Le due forze titaniche dapprima danzano insieme, collaborando sfruttandosi reciprocamente , poi si respingono , scontrandosi e pugnalandosi alle spalle , con l’ unico e comune intento di dominare .
A distanza di un secolo dagli eventi narrati nella vicenda , la competizione , l’ arrivismo e l’ avidità sono diventati cardini portanti della società occidentale, e lo stesso Paul Thomas Anderson nel suo film, non vuole mettere in discussione la legittimità o la moralità di questo approccio alla vita. Tramite l’ analisi di quelle che sono state le origini del capitalismo moderno , lui si domanda semplicemente quale sia il limite all’ avidità , posto che ve ne sia uno. Fino a che punto un uomo deve spingersi per ottenere quello che vuole?